Le stragi del settembre 1944

Fucilati il 5 settembre

1944 Pellegrina Del Turco Rosselli in Paolucci De Calboli, nata a Firenze il 10 giugno 1891, residente a Forlì in via Largo De Calboli, 1. Collaboratrice di Tonino Spazzoli e di radio Zella fu arrestata il 2 agosto 1944.

Vincenzo Lega, nato a Faenza il 18 aprile 1915, residente a Faenza in via Renaccia 17, ragioniere. Partigiano dell’ORI, collaboratore di radio Zella, arrestato a Faenza il 7 agosto 1944.

Arthur Amsterdam, nato a Offenbach in Germania il 27 marzo 1922, figlio di Richter Sara Jalka, ultima residenza Pesaro, arrestato a Urbino perchè ebreo il 12 agosto 1944.

Israel Isidoro Amsterdam, nato a Cestochowa in Polonia il 19 aprile 1899, coniugato con Rosenbaum Lea, ultima residenza Pesaro, arrestato perchè ebreo e incarcerato a Forlì il 6 agosto 1944.

Bernhard Bruner, nato a Vienna in Austria il 18 luglio 1894, coniugato con Rosenbaum Elena, ultima residenza Milano, arrestato il 9 agosto 1944 a San Vittore di Cesena, perchè ebreo.

Israel Goldberg, nato a Wisniowiec in Polonia il 6 febbraio 1887, coniugato con Amgyfel Riwka Sara, ultima residenza Pesaro, arrestato a Forlì il 27 luglio 1944, perchè ebreo.

Gottesmann Georg, nato a Vienna in Austria il 29 gennaio 1899, ultima residenza Milano, arrestato a Urbino il 12 agosto 1944, perchè ebreo.

Alfred Lewin, nato a Berlino in Germania l’11 settembre 1911, figlio di Hammerschmidt Jenny Eugenia, ultima residenza Fermignano, arrestato a Forlì il 6 agosto 1944, perchè ebreo.

Joseph Loewsztein, nato a Varsavia in Polonia il 27 marzo 1915, ultima residenza Pesaro, arrestato a Urbino il 12 agosto 1944, perchè ebreo.

Karl Joseph Paecht, nato a Cernauti in Romania il 22 maggio 1888, coniugato con Rosenzweig Maria, ultima residenza Bologna, arrestato a S. Angelo in Vado il 12 agosto 1944, perchè ebreo.

Ludwig Stiassny, nato a Vienna in Austria nel 1887, arrestato ad Urbino il 12 agosto, perchè ebreo.

Joseph Tiemann, nato a Vienna in Austria il 28 aprile 1892, ultima residenza Pesaro, arrestato a Urbino il 12 agosto 1944, perchè ebreo.

Edoardo Cecere, nato a Firenze il 20 dicembre 1892, residente a Forlì in corso Diaz 21, colonnello dell’esercito, partigiano dell’8° brigata Garibaldi e collaboratore di radio Zella, arrestato a Villafranca di Forlì il 3 agosto.

Rosina Tacconi, nata a Riolo Bagni il 3 marzo 1890, coniugata con Angelino Mazzanti, residente a Riolo Bagni, madre di sei figli, arrestata nella sua casa di Riolo Bagni il 28 agosto, perchè madre di due partigiani. Il 2 luglio era stata arrestata anche la figlia diciottenne Marisa, tradotta nel carcere di via Salinatore il 27 agosto era stata inviata in campo di concentramento.

Rosa Tomasetti Piselli, nata a Sassofeltrio il 5luglio 1892, vedova di Vergari Nazzareno, residente a Urbania, casalinga, arrestata con le figlie perchè infermiera dei partigiani della zona di Urbania.

Maria Vergari, nata a Peglio il 15 settembre 1910, residente a Urbania, nubile, casalinga, arrestata nell’agosto 1944, collaborava con la madre e la sorella a nascondere e curare partigiani feriti nella zona di Urbania.

Palma Vergari, nata a Urbania il 14 gennaio 1915, residente a Urbania, nubile, casalinga, arrestata nell’agosto 1944, collaborava con la madre e la sorella a nascondere e curare partigiani feriti nella zona di Urbania

Pietro Alfezzi, nato a Predappio il 29 giugno 1904, residente a Forlì via Orto del Fuoco 8, coniugato con Ermenegilda Zozzi, operaio, partigiano dell’8° brigata partigiana, arrestato a Forlì nella prima decade di agosto 1944.

Francesco Arienzo, nato a Cassino il 20 aprile 1898, coniugato con Maria Pancotti, ingegnere, sfollato a Cagli di Pesaro e arrestato nell’agosto 1944, nel corso di un rastrellamento seguito ad un’azione partigiana.

Chino Bellagamba, impiegato comunale arrestato a Cesena il 9 agosto, procurò documenti a renitenti di leva e ebrei.

Fucilate il 17 settembre 1944

Sara Amgyfel Riwka, nata a Jaroslaw in Polonia il 29 luglio 1889, coniugata con Goldberg Israel, casalinga, madre di quattro figli, arrestata a Forlì il 27 luglio 1944,perchè ebrea.

Selma Sara Amsterdam, nata a Lodz in Polonia l’11 marzo 1903, figlia di Richter Sara Jalka, ultima residenza Fermignano, (Pesaro) casalinga, arrestata a Forlì il 6 agosto 1944, perchè ebrea.

Jenny Eugenia Hammerschmidt, nata a Schloppe in Germania l’11 gennaio 1881, madre di Alfred Lewin, ultima residenza Fermignano, casalinga, arrestata a Forlì il 6 agosto 1944, perchè ebrea.

Sara Jalka Richter, nata a Varsavia in Polonia il 5 luglio 1876 madre di Arthur Amsterdam e Selma Sara Amsterdam, ultima residenza Fermignano, casalinga, arrestata a Forlì il 6 agosto 1944, perchè ebrea.

Elena Rosenbaum, nata a Vienna in Austria il 21 febbraio 1894, coniugata con Bruner Bernhard, ultima residenza Milano, casalinga, arrestata a San Vittore di Cesena il 9 agosto 1944, perchè ebrea.

Lea Lisa Rosenbaum, nata a Savieccia in Polonia il 16 aprile 1906, residente a Fiume, ultima residenza Pesaro, casalinga, arrestata a Fermignano il 12 agosto 1944, perchè ebrea.

Maria Rosenzweig, nata a Preszmysl in Ungheria il 29 agosto 1897, coniugata con Paecht Karl Joseph, ultima residenza Bologna, modista, arrestata il 12 agosto 1944 a S. Angelo in Vado, perchè ebrea.

Fucilati il 27 settembre

Francesco Berretti, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Ernesto Bulgarelli, nato a Bertinoro il 24 ottobre 1897, residente a Cesena, contadino, arrestato a Cesena il 10 agosto, perchè sospettato di attività a favore dei partigiani.

Francesco Faccani, nato a Bagnacavallo il 10 novembre 1914, residente a Lugo, colono, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Adamo Giorgioni, nato a Galeata il 23 dicembre 1904, ivi residente, muratore, membro del CLN di Galeata in rappresentanza del partito repubblicano, fu arrestato dai fascisti e incarcerato nella Rocca di Civitella, nel settembre 1944 fu tradotto nel carcere di via Salinatore.

Sigfrido Giunchi, nato a Forlì il 31 marzo 1904, ivi residente, operaio, partigiano della 29° brigata Gap, arrestato a Forlì il 10 agosto 1944.

Giovanni Gurioli, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Vincenzo Gurioli, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Asa Joshua Kahn, nato a Little Neck (New York) l’8 aprile 1894, domiciliato a Ragusa, medico naturalista, trasferito dalle carceri di Pesaro dove era detenuto perchè ebreo a quelle di Forlì il 3 giugno 1944.

Giovanni Maretti, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Gaddo Morpurgo, nato a Gorizia il 31 marzo 1920, ragioniere, arrestato a Urbino il 12 agosto 1944, perchè ebreo.

Alessandro Palli, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Alfredo Petrucci, nato a Galeata il 31 maggio 1923, residente a Predappio Alta podere Porcia, arrestato nella sua abitazione di Porcia il 14 agosto perchè sospettato di attività a favore dei partigiani.

Alfredo Pirone, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Enrico Ranieri, Catturato dai tedeschi il 20 settembre 1944 in Valcerreta nel corso di un rastrellamento seguito all’uccisione di due tedeschi da parte dei partigiani.

Una donna ignota. Il 4 giugno del 1944 gli alleati entrarono a Roma e le truppe tedesche abbandonarono la città. Ventitre degli oltre sessanta poliziotti costituenti il Sicherheitsdienst (sigla SD), di quella città, responsabile delle indicibili torture di via Tasso, delle persecuzioni ebraiche dell’ottobre 1943, dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, si trasferirono a Forlì e si insediarono nel palazzo dell’ex Brefotrofio in via Salinatore. Sulla porta d’entrata, affissero una tabella con scritto: Befehlshaber SD – SIPO – SS. Li comandava Karl Schutz (quello dell’oro di Roma) che a Roma era stato il vice di Herbert Kappler. I compiti assolti dall’Aussenkommando della Sicherheitsdienst (SD) di Forlì furono vari e complessi: dall’attività informativa all’infiltrazione, dai rastrellamenti antipartigiani alla rappresaglia, sino ad operare come plotone di eliminazione dando vita in loco ad una piccola soluzione finale. Per molti dei componenti il Sicherheitsdienst l’attività di soppressione dei nemici del nazismo, aveva preso avvio sin dai primi anni di guerra nei paesi dell’Est europeo, nei battaglioni delle Einsatzgruppe. I componenti dell’Aussenkommando di Forlì erano poliziotti della polizia criminale o della polizia politica, la famigerata Gestapo, che centralizzati insieme formavano la SiPo. Tutti appartenevano alle SS. I poliziotti che erano incorporati nelle SS entravano automaticamente a fare parte del SD. Lo storico tedesco Michael Wildt ha definito il Sicherheitsdienst: “servizio di informazioni, elite politica e unità di assassini”. Va sottolineato che senza la collaborazione della questura, della Guardia nazionale repubblicana, delle polizie, di gruppi e di singoli fascisti i numerosi arresti, le deportazioni eseguite dall’Aussenkommando della SD di Forlì non sarebbero stati possibili. Gli ebrei fucilati all’aeroporto furono arrestati dalla polizia italiana, dalla brigata nera e dalla Guardia nazionale repubblicana o dalle SS grazie ai fascicoli predisposti e meticolosamente aggiornati dagli organi di polizia preposti. Nell’agosto 1944, l’avv. Oreste Casaglia sul tavolo del poliziotto che lo interrogava nell’apposita stanza di via Salinatore, notò una pila di fascicoli di antifascisti provenienti dagli archivi della questura.

L’EPISODIO DEL 29 GIUGNO 1944. La notte del 26 giugno 1944 una squadra di partigiani appartenenti ai Gruppi di azione patriottica di Forlì allentò i bulloni dei binari della ferrovia e causò il deragliamento di un convoglio che trasportava le truppe della sezione di artiglieria Widfleken. Un militare rimase ucciso ed altri cinque feriti. Il 30 giugno un manifesto avvisava la popolazione delle province di Forlì e Ravenna che il giorno precedente, per rappresaglia al deragliamento di un treno nelle vicinanze di Forlì, erano stati “fucilati alla schiena” i “comunisti e partigiani” Agusani Nello, Babini Domenico, Benini Giulio, Buzzi Nello, Lolli Colombo, Mezzoli Francesco, Ravaglia Emilio, Ricci Costante, Taroni Francesco, Tascelli Giovanni. Tranne Giulio Benigni, erano stati arrestati dalle SS, il 22 giugno 1944, a Piangipane di Ravenna nel corso di un rastrellamento che sconvolse un’ampia area della provincia ravennate da Massa Lombarda a Mezzano a San Michele. Giulio Benigni, originario di Bari, era stato arrestato a Senigaglia il 6 giugno 1944. I corpi dei fucilati il 29 giugno 1944 furono recuperati solo il 17 settembre 1945. Le salme furono trasportate al cimitero di Piangipane tranne quella di Giulio Benigni che ancor oggi, secondo i documenti del cimitero, risulta presente come ignota nell’ossario nella cella 26 della fila A. Dal 22 aprile 2007 è trasferita nel nuovo monumento funebre.

EPISODI DEL 5 E 6 SETTEMBRE Nel tardo pomeriggio del 5 settembre 1944, SS della Sicherheitsdienst (polizia segreta di sicurezza) e militi della Gnr italiana prelevarono dal carcere di Forlì ventuno persone. L’Aussenkommando della Sicherheitsdienst (SD) di Forlì deteneva i prigionieri sia nel carcere della propria sede in via Salinatore 24, capace di circa cinquanta posti (non esistono registri o documenti) sia nel civile collocato nella Rocca (esistono i registri d’ingresso e d’uscita) dove aveva un ufficio con due uomini addetti agli interrogatori dei politici. Nove dei ventuno prelevati erano parenti di Tonino Spazzoli, noto antifascista di Forlì, arrestato il 6 agosto 1944, lungamente torturato e poi fucilato il 19 agosto 1944 dopo essere stato portato in piazza Saffi a vedere il fratello minore impiccato ad un lampione. I nove furono avviati ai campi di concentramento. Gli altri dodici erano dieci ebrei e due antifascisti. Tutti furono tradotti alla caserma Caterina Sforza in via Romanello luogo di concentramento e di visita medica di quanti dovevano essere deportati in Germania. Anche da via Salinatore otto prigionieri: quattro donne e quattro uomini, furono trasferiti nella vicina caserma di via Romanello. Queste traduzioni erano conseguenti con la decisione di Karl Schutz e di Hans Gassner specialista delle persecuzioni antiebraiche di mantenere segrete le eliminazioni e giustificare le sparizioni con la deportazione in Germania.

Verso le ore 20 i dieci ebrei Amsterdam Arthur, Amsterdam Isarael Isidoro, Bruner Bernhard, Goldberg Israel, Gottesmann Georg, Lewin Alfred, Loewsztein Joseph, Paecht Josef Karl, Stiassny Ludwig, Tiemann Josef e gli antifascisti Lega Vincenzo e Rosselli Del Turco Pellegrina, unitamente alle quattro donne Tacconi Rosina, Tomasetti Piselli Rosa con le figlie Vergari Palma e Maria e i quattro uomini prelevati dal carcere di via Salinatore Cecere Edoardo, Pietro Alfezzi, Francesco Arienzo, Chino Bellagamba furono caricati su diversi automezzi a sei posti, di fabbricazione italiana, che si diressero verso l’aeroporto. All’altezza delle “casermette” del Ronco occupate dalle truppe tedesche che le avevano ribattezzate caserma Adolf Hitler, alcuni degli automezzi svoltarono, gli altri proseguirono per l’aeroporto dove erano in attesa gli eliminatori. Le uccisioni non ebbero testimoni. Alle cinque del mattino successivo: sei settembre, dalle casermette furono prelevate le restanti vittime, condotte all’aeroporto e eliminate. Le venti vittime furono uccise suddivise in tre gruppi uno composto da dieci persone e due da cinque. Non sappiamo in quanti furono uccisi la sera e quanti il mattino. I primi ad essere disseppelliti il 26 novembre 1944 furono i corpi delle quattro donne e di un uomo. Furono esumati nel quadro dell’indagine che la 77 sezione del SIB stava svolgendo per accumulare prove dei crimini della polizia segreta SD nell’area forlivese. Le salme furono sepolte a cura del Comune nella fossa comune del cimitero di Forlì nel settore S. I corpi di Rosina Tacconi, di Rosa Tomasetti Piselli e delle figlie Maria e Palma Vergari furono riconosciuti e alla fine degli anni Quaranta trasferiti nei cimiteri dei paesi d’origine: Riolo Bagni e Urbania. Il corpo dell’uomo dal settore S tomba 41, nel 1964 fu trasferito nell’ossario alla cella 25 della fila A.

Tra il 15 e il 17 aprile furono esumati dall’aeroporto e collocati nella fossa comune del cimitero di Forlì: settore A, quindici corpi, tra questi fu riconosciuto quello del colonnello Edoardo Cecere. Oltre a Edoardo Cecere, ora seppellito nella tomba di famiglia del cimitero di Forlì, furono riconosciuti Vincenzo Lega (Cimitero di Faenza), Pellegrina Rosselli Del Turco (Cimitero di Ladino), Francesco Arienzo (Cimitero di Cagli di Pesaro), Joseph Karl Paecht (Cimitero di Sant’Angelo in Vado), Alfred Lewin seppellito col proprio nome prima nella fossa comune e poi nell’ossario, dal 1992 è sepolto nel monumento sepolcrale dedicato agli ebrei. I resti delle altre nove vittime nel 1964 furono collocati nell’ossario nelle celle da 1 a 7 della fila B e nelle 27 e 28 della fila A.

L’EPISODIO DELLE SETTE DONNE EBREE Alle ore 10 del 17 settembre 1944 due auto fiat a sei posti parcheggiarono davanti alle prigioni della Rocca. Dalle auto scesero alcune SS del Sicherheitsdienst che poco dopo ridiscesero portando con se sette donne ebree che presero posto nell’auto guidata da Karl Wiedner. Le SS presero posto nell’altra. L’intera compagnia si mosse poi verso la via Emilia in direzione del Ronco. Svoltarono per la strada che conduce all’aeroporto e dopo 150 – 200 metri girarono a sinistra verso il podere di Ricci che era stato raggiunto da diverse bombe sganciate da aerei inglesi nel corso del bombardamento del 22 giugno 1944. Qui erano in attesa i poliziotti Grueb, Bodestein e Pustofka. Le donne cominciarono a parlare in tedesco e una chiese alla scorta perchè dovevano essere fucilate, ma non seguì risposta. Per le sette donne ebree abbiamo i referti medici e la causa del decesso fu constatata dal dott. Aurelio Fusaroli medico legale del Comune di Forlì che eseguì l’esame necroscopico nel marzo 1945 quando i corpi furono esumati e riconosciuti da suor Pierina Silvetti. Richter Sara Salka morì strangolata, Amsterdam Selma Sara per un colpo sparato dalla nuca con fuoriuscita dalla fronte sopra l’occhio destro; Rosenbaum Lea Lisa per un colpo di pistola alla nuca, Amgyfel Riwka Sara fu uccisa con un colpo in mezzo alla fronte sparato a distanza ravvicinata; Maria Rosenzweig fu prima adagiata sul terreno e poi le fu sparato un colpo alla nuca; Rosenbaum Elena con due colpi nella nuca; Hammerrschmidt Jenny Eugenia da un colpo nella scapola, non esclusi altri colpi. Ogni vittima ricevette la morte in modo diverso. Ciascuna delle SS presenti uccise alla sua maniera una delle vittime a suggello di un qualche patto di solidarietà tra il gruppo di poliziotti. Un rito che non era inusuale nel contorto mondo psicologico degli specialisti della morte. Purtroppo una sorte uguale deve essere toccata a tutte le vittime dell’aeroporto. Si trattava di professionisti del crimine e dovevano andare orgogliosi della loro professionalità se sul finire della guerra la loro mano omicida poteva ormai essere riconosciuta dai giornalisti che si occupavano delle atrocità tedesche, come nel caso di Pustowka l’assassino di Sara Amgyfel Riwka all’aeroporto di Forlì che poi continuò la sua attività a Bologna e a Ferrara che in un articolo del “Corriere del Po” del 6 settembre 1945 viene indicato come autore di una strage nell’Appennino ferrarese …Da una buca di bomba nei pressi della Villa Turgi, dietro alle macerie della fabbrica Zeni, a 20 metri dalla strada, venivano alla luce quattro cadaveri ormai irriconoscibili, che erano ricoperti da 20 m circa di terreno. Lo stesso modo di occultare il misfatto e le stesse lesioni alla fronte (colpo di rivoltella) che hanno provoato la morte degli individui accusano la stessa mano omicida del maresciallo Pustowka. I corpi delle sette donne ebree furono riconosciuti da suor Pierina Silvetti che le aveva assistite durante la loro permanenza nel carcere di Forlì. Le salme dopo l’esumazione all’aeroporto l’8 marzo 1945 furono sepolte nella fossa comune nel settore Z. Per volontà del figlio Maria Rosenzweig fu sepolta accanto al marito Karl Josef Paecht nel cimitero di Sant’Angelo in Vado. I corpi delle altre sei donne nel 1964 furono tumulati nell’ossario in celle murate con lastre che recavano i loro nomi. Dal 1992 sono accolte nel monumento funerario che ricorda le vittime ebree dell’aeroporto.

L’ULTIMA STRAGE

Secondo la deposizione resa da Pohl Herbert un disertore dell’Aussenkommando della SD di Forlì al SIB (Special Investigation Branch, Sezione Investigazioni Speciali) il 24 settembre 1944, il giorno prima di lasciare Forlì, il comandante dell’Aussenkommando delle SD, Schuetz convocò i suoi sottoposti dicendo loro che “si dovevano liberare degli ostaggi italiani” presenti nelle celle della loro sede. La sera ci fu una festa al quartier generale e dopo alcune bevute Grueb confidò a Pohl Herbert che tutti i prigionieri sarebbero stati liquidati. Capii che questo significava che essi sarebbero stati uccisi. C’erano ancora circa dieci prigionieri in quel momento nelle celle del QG. La memoria di Herbert arrotonda a dieci una presenza che doveva essere di sette unità alle quali si aggiunsero proprio il 24 settembre otto rastrellati in Valcerra che portarono a quindici il numero complessivo dei prigionieri. Si trovavano nel carcere sicuramente l’ebreo Gaddo Morpurgo tradotto dal carcere civile di Forlì il 7 settembre, Giorgioni Adamo antifascista, componente del Cln di Galeata, arrestato dai fascisti locali e trasferito dal carcere di Civitella; Khan Asa ebreo, prelevato dal carcere mandamentale il 20 settembre, Ernesto Bulgarelli arrestato il 10 agosto anch’egli prelevato dal carcere mandamentale il 22 settembre, Alfredo Petrucci arrestato a Porcia il 14 agosto 1944, Giunchi Sigfrido partigiano arrestato il 10 agosto 1944, una donna tuttora ignota. A loro il 23 settembre si aggiunsero gli otto rastrellati in Valcerreta: Giovanni Maretti di Valbona, Enrico Ranieri di Pompignola, Giovanni Gurioli di Vallicella Vecchia, Vincenzo Gurioli, Alessandro Palli del Casetto di Trerè, Francesco Berretti di Campigno di Marradi, Alfredo Pirone originario di Montefusco (AV), Franceso Faccani di Lugo Erano stati catturati il 20 settembre 1944 nel corso di un rastrellamento della Wehrmacht e di reparti delle SS seguito alla uccisione di due militari tedeschi da parte dei partigiani sotto il monte Terminone. Per due giorni erano stati imprigionati assieme a numerosi uomini e donne nella villa Ferrante in località Abeto e il 23 settembre furono selezionati e trasferiti nel carcere di via Salinatore. I preparativi della loro eliminazione sono raccontati da Pohl Herbert nelle dichiarazioni rese il 30 ottobre 1944: la mattina del 25 (più probabilmente del 27 settembre) ero al QG e vidi alcuni dei nostri veicoli fermi fuori. C’era il consueto gruppo delle fucilazioni, inclusi Grueb, Bodenstein, Wesemann…. Essi avevano armi automatiche Breda e anche picconi e pale. Non mi fu detto niente di ciò che era accaduto, ma da quello che vidi e da ciò che Grueb aveva detto la notte precedente, conclusi che tutti i nostri prigionieri erano stati uccisi Più tardi si recò nelle celle e le trovò tutte vuote. Sempre Herbert ci informa dell’identità del gruppo degli eliminatori che furono Grueb, Wesemann, Wiedner, Bodestein, Gassner, Sueptlitz e Pustofka. Furono uccisi divisi in due gruppi di dieci e cinque vittime. Anche per queste vittime non abbiamo documenti o perizie che ci consentano di dire come furono uccisi. Il 12 aprile da una buca d’aereo venivano esumati dieci corpi, uno era identificato per Francesco Faccani uno dei rastrellati della Valcerreta. Tra i fucilati di questo gruppo nel 1956 i genitori riconobbero i resti di Alfredo Petrucci. Il giorno successivo furono disseppelliti altri cinque corpi, nessuno venne riconosciuto. I loro corpi furono sepolti nel settore A della fossa comune. Nel 1964 furono spostati nell’ossario nelle celle da 8 a 21 della fila B. Sin dal novembre 1944 la strage dell’aeroporto fu oggetto di indagine della 77° Sezione del SIB inglese (Special Investigation Branch, Sezione Investigazioni Speciali) che operò in Italia dall’estate del 1944 per raccogliere le prove dei crimini commessi dalle SS tedesche contro i partigiani e la popolazione civile. Il SIB grazie alla collaborazione di un disertore, Pohl Herbert, identificò i componenti il distaccamento della SD di Forlì responsabile delle uccisioni e formò un fascicolo per la loro messa in stato d’accusa. Il fascicolo, come tanti altri, in conseguenza di decisioni di convenienza politica interna e internazionale non ebbe il suo corso, fu insabbiato e nel 1960 provvisoriamente archiviato e collocato in un armadio del Tribunale militare di Palazzo Cesi a Roma. Non è questa la sede per ripercorrere i molteplici motivi di “opportunità politica” interna e di schieramento internazionale che indussero il governo italiano a non utilizzare le possibilità di procedere contro ufficiali e militari tedeschi macchiatisi di crimini di guerra. Rileviamo che se negli anni immediatamente successivi la Liberazione si fosse svolto un processo, si sarebbe proceduto ad una attenta ricostruzione dell’eccidio, della identità delle vittime, della modalità delle esecuzioni. Nessuno invece indagò e per 12 delle 42 vittime dell’aeroporto, sino a poco tempo fa non si sapeva neppure l’identità. Il mancato accertamento della verità ha comportato l’oblio della strage dell’aeroporto per un lungo periodo dovuto alla difficoltà di comprensione di quanto era accaduto per la complessità e la diversità di questa strage rispetto alle altre consumatesi nel territorio provinciale, e certamente anche per lo scarso coinvolgimento in essa di forlivesi. I fascicoli sono stati ritrovati nell’estate del 1994 dal dott. Antonio Intelisano incaricato di una indagine per l’estradizione di Priebke. Tra il il 1994 e il 1996 sono stati trasmessi alle procure militari di competenza che hanno aperto indagini sui reati iscritti nei fascicoli. Per l’Emilia Romagna la competenza è della Procura di La Spezia che ha ricevuto il fascicolo relativo all’aeroporto nel 1996. In anni di indagini ha accertato che nessuno degli imputati era più in vita e il 14 maggio 2003 il fascicolo è stato archiviato “per estinzione del reato per morte del reo”.

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3 pensieri su “Le stragi del settembre 1944

  1. Molto interessante, complimenti.
    Come si possono ritrovare i nomi dei partigiani entrati nel carcere civile collocato nella Rocca? (esistono i registri d’ingresso e d’uscita).
    La mia ricerca riguarda un responsabile della Resistenza marchigiana, si presume entrato dal 20 febbraio 1944, una prima volta, poi forse tra fine Maggio e primi di Giugno.
    Il nome è Ing. Gino Tommasi.

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