31 ottobre 2014


9.30, PALAZZO ROMAGNOLI (vai alla mappa) Convegno “La Grande Guerra e le origini dei totalitarismi in Europa”


Questa è la seconda sessione del convegno, dedicata al contesto europeo. Indagherà il rapporto che intercorse fra la Grande Guerra, le sue premesse, il quadro che ne uscì a livello internazionale, e la nascita delle dittature e dei totalitarismi che condussero alla Seconda guerra mondiale.

Seconda sessione:

Gian Enrico Rusconi (Università di Torino) Quali radici totalitarie sono rintracciabili nella guerra 1914-18?

Marie-Anne Matard Bonucci (Università Paris 8) La guerra, patrimonio genetico dei totalitarismi fascisti

Elena Dundovich (Università di Pisa) Grande guerra e guerra rivoluzionaria. I Bolscevichi all’assalto.

Lutz Klinkhammer (Istituto Storico Germanico di Roma) Culto dei morti, revanscismo e nuova guerra  


15.00, CENTRO DI FORLÌ (vai alla mappa) Visita guidata alla città razionalista Sono state programmate due visite guidate al patrimonio architettonico delle città di Forlì e Predappio. Esse sono realizzate in collaborazione con ATRIUM, Rotta culturale europea sulle architetture dei regimi totalitari, e con i Comuni di Forlì e Predappio. La visita di Forlì riguarda la “città razionalista”, con partenza alle ore 15.00 di venerdì 31 ottobre dal piazzale antistante la stazione di Forlì, (angolo tra via Colombo e viale della Libertà – vai alla mappa) ed arrivo in p.zza della Vittoria alle ore 16.30.Le visite sono gratuite. E’ opportuna la prenotazione al numero 0543-21422



17.3O, REFETTORIO MUSEI SAN DOMENICO (vai alla mappa) Presentazione libro “1914, attacco a occidente” (Il Mulino 2O14) Con l’autore Gian Enrico Rusconi Professore emerito di Scienze politiche presso l’Università di Torino, laureato in filosofia, esordì come docente di Sociologia nel 1968 presso la facoltà di sociologia di Trento. Nel 1975 fu chiamato, per la medesima materia, presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, dove successivamente si trasferì sulla cattedra di Scienza della Politica. Dopo una monografia dal titolo La teoria critica della società si è dedicato soprattutto allo studio della società tedesca e della storia della Germania nel Novecento, in un continuo raffronto con la situazione italiana. Direttore dell’Istituto storico italo-germanico di Trento dal 2005 al 2010, è editorialista del quotidiano La Stampa, ed è stato anche Visiting Professor presso la Freie Universität di Berlino.


copj170.aspEra inevitabile la Grande Guerra? Dall’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo doveva necessariamente scaturire un conflitto mondiale? O si è trattato di una guerra “improbabile”, scoppiata per una serie di malintesi e di errori di valutazione? Rusconi ricostruisce il febbrile lavorio politico-diplomatico del luglio 1914 e analizza le vicende belliche sino alla battaglia cruciale della Marna. Il conflitto si configura come una “guerra tedesca” per rompere l’accerchiamento di cui la Germania si sente vittima da parte dell’Intesa russo-francese e inglese. Ma la lotta per l’egemonia sul Continente assume i tratti di una “guerra di civiltà” all’interno dell’Occidente stesso. Gli effetti sono di lunga durata, anche in termini strategico-militari: il secondo conflitto mondiale inizierà infatti con l’attacco alla Francia nel 1940 inteso come replica e rivincita del 1914.


h. 2O.3O, TEATRO APOLLO (vai alla mappa) Proiezione film “Vecchia guardia” (Italia 1934) di A. Blasetti INGRESSO GRATUITO


 “vecchia guardiaVecchia guardia” generalmente viene considerato dalla critica uno fra i migliori lungometraggi di carattere apologetico prodotti in Italia in epoca fascista. Il film venne distribuito in Germania col titolo Mario e fu particolarmente apprezzato da Adolf Hitler, da sempre estimatore del fascismo, tanto che il Führer ricevette Blasetti e il piccolo Franco Brambilla in terra tedesca per una visita. Il film fu girato prevalentemente a Viterbo e ambientato nel 1922 e riguarda una vicenda tragica che coinvolge un giovane fascista. Alla sua uscita il film riesce a riscuotere un discreto successo di pubblico e una accoglienza in linea di massima positiva da parte della critica del tempo che ne mette in rilievo i pregi stilistici e alcune impostazioni innovative. Fra queste ultime il taglio realistico di molte scene e lo stesso linguaggio usato dagli interpreti, sempre naturale e in sintonia con la classe socio-culturale di appartenenza. Sotto un profilo più propriamente formale va sottolineata la superba fotografia di Otello Martelli utilizzata dal regista con una valenza simbolica di grande impatto visivo, con le luci accese su tutto ciò che incarno il fascismo e che ad esso si ricollega (spedizioni punitive e pestaggi compresi) e le ombre, che invece avvolgono le forze “antinazionali”. La critica contemporanea è portata a vedere nel film il momento di massima adesione di Alessandro Blasetti al regime fascista con alcune scene di retorica squadrista che ne abbasserebbero il livello qualitativo spezzando il ritmo drammatico che pur il regista riesce ad imprimere alla vicenda. Un film pertanto tutt’altro che disprezzabile, ma giudicato discontinuo e, in linea di massima, girato con chiari intenti apologetici.

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